Sono onde gli ulivi Di tristezza Spiagge i rosmarini Gli odori lavano via le arsure Suoni selvaggi sprezzanti paure Escono ora gli sguardi Si scopre l’invisibile: Volo hanno i bianchi gabbiani,
È quanto basta all’essenziale A richiamare dal sonno celeste Che d’espressione sono azzurri I tuoi occhi, mio tesoro Mia rosa mia ginestra Mia spiga di grano Solo del mare è la trasparenza E le acqua portano conchiglie
Al risveglio sento un concertoNel cielo, il profumo frescoDel mattino è ombra del passaggio Sofferto nell'incavo dell'anima:Ero in esodo perduto nell'afaSenza la via della dispersioneNon potevo che sporgere la fronteSulla montagna del mio nomeE scrutare l'orizzonte del senso:Aprii gli occhi e vidiLo specchio della volontà alzareUna luce sullo spazio del mareChe giace in ogni pensiero, riflessoDi un nido, di un calore doveAlla lotta segue riposoE altra fatica e altro sudoreFino all'origine del mondoChe sdraiata sfiora i dilemmiE confina nell'intuizioneOgni sentore di fertilità
Ora, tardo momento, nell’incontro Si sono conosciuti in tempo i nostri Occhi, e quanto noi abbiamo parlato Se queste parole mai pronunciate Sono dette in sguardi. C’era un segreto, Nel cofanetto blu un cuore di rosa Secco rubato anni fa nella notte Più bambina, quando d’erba era vivo Il colore di guance. È intenso Ancora, ma c’era un segreto d’erba Calda nella veglia e acque nel pensiero Magico di polvere, nell’oceano Che ora, tardo momento, nell’incontro La memoria s’è fatta di madre Corpo alito e vita e nuovi discorsi Si sono conosciuti ali i nostri occhi
Ragione di pietra, segreto di cielo Bianco e nero, stella senza voce Primitiva foto dei miei occhi Questo io sento, questo io vedo: Il cuore è un'ampia lavagna Dove ognuno vi scrive ogni giorno Quando il sole cresce e m'abbandona Ma di notte libero via polvere E ancora il mio cuore è più scuro Della tristezza. Ma tu, tu conosci ora Per sempre ancora come imprimere Il bianco nel profondo della vita Che neppure Dio potrà cancellare Quando la morte scenderà: Non esiste che terra potente solo In attesa di un segno oltre questo tempo
Niente è più da conquistare Madre,Ora che l’abbandono del cielo è compiutoTrascino ginocchia tra le viole, le roseE m’addolora l’assoluto la zingara stagione.Zitti i profumi la terra nella memoria lontana,Cessano i sospiri il mio corpo di lividi e spine –Poi all’improvviso L’intuizione del paesaggioEra visione del corpo Bianco, febbrile d’amore.L’odore della boscaglia Era calore d’un respiro segnato dal tempo lontano, profondo:L’attesa era Nella notte insonneNel cuore che avevano Gli occhi aperti di riflessione
La versione cartacea del foglio Istor potrà essere ovunque sarà riuscito ad arrivare attraverso i luoghi di passaggio e di attesa d'Italia. Potrà essere distribuito a mano, in relazione, tra le persone che si conoscono e si vorrebbero conoscere, tra i più vicini come tra gli estranei. Potrà essere diffuso via fotocopie e passa parola, lasciato sui mezzi di trasporto, nelle sale di aspetto, sui tavoli o bacheche di spazi pubblici.